Il mio albero di Natale – Carlo Ancelotti

Scoprire i segreti di uno degli allenatori più titolati di sempre

Quante volte, nelle interviste degli allenatori di calcio, sentiamo dire che gli schemi in fondo non contano, che i moduli sono questioni dei giornalisti, che i numeri e le tattiche riempiono i bicchieri del bar sport e muoiono nelle gole dei chiacchieroni. Ebbene nel suo secondo libro (il primo è Preferisco la coppa, del 2009), Carlo Ancelotti si siede in cattedra, ci chiama a raccolta in un’aula immaginaria ed apre al pubblico il suo taccuino. Quello di schemi, moduli, numeri e tattiche. Il volume, curato da uno dei collaboratori più fedeli del mister – il pesarese Giorgio Ciaschini – si presenta come un manuale di strategia tecnica ed emotiva.

Ne “Il mio albero di Natale” Ancelotti ripassa la sua carriera spiegando di volta in volta le problematiche affrontate a livello tattico, dalla Reggiana di Schenardi e Strada (ah, le ali anni ‘90) al PSG di Ibra e Pastore, con tanto d’illustrazioni in cui palline e frecce ripropongono giocatori e movimenti in campo. Il pluridecorato tecnico emiliano scende fin nei dettagli della sua preparazione, arrivando a descrivere la settimana tipo delle squadre e componendo una sorta di lectio magistralis, pur manchevole – per ovvie ragioni temporali – delle esperienze più recenti (Real Madrid e Bayern Monaco). Ciononostante, il libro può tornare di stretta attualità nell’anno in cui Ancelotti ha deciso di tornare a lavorare in patria, succedendo a Maurizio Sarri sulla panchina del Napoli per provare a riportare lo scudetto al San Paolo.

La lettura scorre fluida, rischiando appena d’impantanarsi in qualche passaggio più tecnico ma sfociando nel capitolo probabilmente più ghiotto, il penultimo, in cui il mister rilegge le sue dieci ‘partite della vita’ attraverso la lente del tattico. Tra i ricordi trova spazio anche quello di Istanbul 2005, che equivale ad un incubo per ogni milanista ma che ‘Carletto’ decide di affrontare in esclusiva con i suoi lettori, forse proprio per fornirne una spiegazione più razionale. D’altronde, come il mister ripete più volte nel testo, ogni esperienza porta con sé qualcosa di buono e in fondo, senza l’antecedente turco, il sequel ateniese di due anni dopo non avrebbe avuto lo stesso sapore per i tifosi rossoneri.

Il mio Albero di Natale rappresenta dunque un’opportunità per qualsiasi appassionato di calcio, non solo per i più ‘secchioni’, anzitutto perché di Carlo Ancelotti ci si può -ci si deve- fidare ciecamente (a chi ancora nutrisse dubbi basterà consultare il curriculum del tecnico, allegato in fondo e pur monco degli ultimi titoli). Inoltre, il mister che c’è in voi potrà fare la voce un po’ più grossa anche al bar sport, magari dopo aver spiluccato il glossario che va dalla A di ‘Approccio integrato’ alla V di ‘verticalizzazione’. In fondo, com’è che si dice: siamo mica tutti allenatori?

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