L’autobiografia dell’allenatore boemo

Zemanlandia.

Era ora che Zdenek Zeman scrivesse un libro di proprio pugno. Per chi non lo conoscesse, Zeman è uno degli allenatori di calcio più esperti, stimati e… sportivamente detestati d’Italia. Oggi, nel 2025 e a quasi ottant’anni di età, la sua carriera pare arrivata al termine. Anche se lui stesso, nell’ultima pagina dell’autobiografia, scrive che ‹‹fosse per me continuerei a lavorare fino ai novanta su un campo d’erba o sterrato, non fa differenza, guardando un pallone rotolare e con intorno a me dei ragazzi che abbiano ancora voglia di ascoltarmi e imparare››. Tra il 1974 e il 2024 sono stati tantissimi i calciatori che hanno imparato da Zeman. In un percorso lungo una vita – cinquant’anni tondi -, attraverso diciassette panchine, il tecnico nato a Praga ha insegnato il suo calcio, che negli anni Novanta si affermò come uno dei più produttivi ed emozionanti. A Foggia, nel 1991, qualcuno la chiamò “Zemanlandia”: quella pugliese era una squadra appena salita in Serie A, composta da giocatori semisconosciuti. Una pattuglia di sfavoriti che però, grazie alle idee di mister “Sdengo”, stupì tutti con ben tre campionati conclusi tra il nono e il dodicesimo posto, tuttora i migliori risultati nella storia del Foggia. Successivamente altre squadre di rango meno elevato, come il Lecce (stagione 2004-2005) e il Pescara (2011-2012) hanno vissuto momenti indimenticabili con Zeman in panchina. Ma anche le più blasonate Lazio e Roma, entrambe guidate negli anni Novanta, lo ricordano con piacere.

Fedeltà a se stesso.

Il boemo si è affermato come uno degli allenatori più interessanti e riconoscibili. Il suo stile di gioco è sempre stato molto votato all’attacco, con azioni veloci e valanghe di gol, sia segnati che subiti. Quando giravano bene, le squadre di Zeman erano fiumi in piena cui era difficile opporre resistenza. Ma non sempre le cose sono andate per il verso giusto. In più occasioni il mister non è riuscito a mettere in pratica il suo calcio a mille all’ora, molto impegnativo dal punto di vista fisico. Tante volte non ha avuto giocatori, o dirigenti, disposti ad assecondare le sue idee. Lui, d’altro canto, è sempre rimasto attaccato ai suoi principi, tecnici ed umani: ‹‹Ho seguito alcune chiare linee guida e non le ho mai cambiate. Lo stesso modulo, gli allenamenti, gli obiettivi estetico-pedagogici di divertire e insegnare, il rispetto delle regole…››. Quest’assoluta fedeltà a se stesso si è rivelata anche un’arma a doppio taglio, in un mondo come quello del calcio che, soprattutto da un certo punto in poi, ha vissuto sempre più di “compromessi”, di dinamiche esterne ed estranee al rettangolo verde. Negli anni, Zeman ha denunciato apertamente alcuni di questi movimenti sottobanco, ad esempio l’uso di farmaci illegali per migliorare le prestazioni (il cosiddetto “doping”) o i giochi di potere tra le squadre più famose e potenti.

Miniera di ricordi.

Il boemo ha preso posizione per difendere i valori del calcio e dello sport, ha mosso accuse dirette senza nascondersi e questo gli ha procurato diversi nemici. Il capitolo 7 del libro, che utilizza un linguaggio più giuridico, contiene tutti questi riferimenti per filo e per segno. Ma sarebbe sbagliato ridurre la carriera e le memorie del mister alle questioni extrasportive. In questa storia, in quest’autobiografia, c’è tanto calcio allo stato puro. Un calcio forse rigido nei suoi principi chiave, ma sempre ambizioso, aperto, spettacolare. Tanti giocatori si sono esaltati negli schemi di Zeman e lui, tra le pagine, ne ricorda parecchi. Dal cugino di Totò Schillaci al re di Roma Francesco Totti, da Beppe Signori a Mirko Vucinic, fino al trio pescarese Verratti-Insigne-Immobile. Troviamo anche acquisti sfumati (come Seedorf alla Roma), oggetti misteriosi, talenti sbocciati ed altri non del tutto espressi. La nostra fame di pallone trova sfogo e sazietà in quasi tutti i tredici capitoli, mediamente lunghi. In più, all’inizio e alla fine del testo, Zdenek ci parla di sé come figlio, come italiano d’adozione, come amico, come padre. La bellezza non ha prezzo diventa dunque un libro da non perdere per tutti gli appassionati di calcio. Perché di Zeman si possono discutere gli effetti ma non le cause, e sono cause che vale la pena conoscere (o riconoscere). Un applauso anche al giornalista Andrea Di Caro, per aver aiutato il suo vecchio amico ad estrarre tanti frammenti preziosi dalla miniera dei suoi ricordi.

Perché leggere La bellezza non ha prezzo di Zdenek Zeman:

perché Zeman ha dato tantissimo al calcio italiano, anche senza vincere trofei.


Titolo: La bellezza non ha prezzo
Autore: Zdenek Zeman (con Andrea Di Caro)
Editore: BUR Rizzoli
Anno: 2022 (seconda edizione 2024)
Pagine: 289

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