Storia di una famiglia e di tante figurine

Spesso sentiamo ripetere che gli italiani sono un popolo pigro, diviso, problematico. In tutto il mondo però ci sono segni indelebili di ciò che l’Italia ha saputo esprimere, in termini creativi e innovativi. Il marchio Panini, nella sua piccola grande storia, è un esempio lampante. E il libro Panini. Storia di una famiglia e di tante figurine, è il giusto omaggio ad una «grande famiglia del Novecento italiano». La firma è di Leo Turrini, emiliano classe 1960. Giornalista, scrittore, autore di diversi libri sportivi: ha scritto di calcio, Formula 1, ciclismo. E anche di figurine, nel 2020, con la casa editrice Minerva. La copertina del volume è invitante: foto della famiglia Panini e sullo sfondo alcuni dei loro album più famosi. In primis quello dei Calciatori 1960-1961, il primo dedicato al campionato di calcio. Apriamo il libro: l’introduzione di Walter Veltroni, altro celebre scrittore, provvede agli onori di casa; poi troviamo una prima sezione in cui Turrini racconta la storia dei signori Panini, presentandoli uno ad uno. Il padre e capofamiglia Antonio, prematuramente scomparso. La madre Olga, che nel 1945 diede il via al tutto acquistando un’edicola, di fianco al Duomo di Modena. E poi gli otto figli, equamente divisi tra maschi e femmine, che portarono avanti il lavoro.

L’evoluzione.

Erano ragazzi appassionati di francobolli, diventarono gli inventori delle figurine. Al centro del libro, una prima rassegna fotografica ritrae i protagonisti nella loro quotidianità. Poi si apre una seconda parte in cui l’autore segue l’evolversi del progetto, spiegandoci come le mitiche “figu” si siano imposte su larga scala anche all’estero. Infine un’altra carrellata di immagini, con le copertine più rappresentative, e la postfazione curata dal presidente del CONI Giovanni Malagò. Cerchiamo di valutare potenziali pregi e difetti del testo, a cominciare dai secondi. Probabilmente è una lettura più adatta agli adulti, o ai giovani adulti come si dice oggi, insomma potremmo consigliarla dai venti-venticinque anni in su. Questo perché Turrini tocca diversi argomenti, spazia nella storia e nell’aneddotica con il suo caratteristico piglio narrativo: forse, per seguirlo al meglio, occorre una qualche infarinatura di base. Anche linguistica, perché la scrittura non è sempre immediata: le frasi tendono ad allungarsi e la perifrasi a farsi un pochino ampollosa. È possibile che un lettore inesperto possa incontrare qualche difficoltà.

I ricordi.

Inoltre, ma questo non è certo un di meno, Panini non è esattamente un libro di sport, ma la ricostruzione di una vicenda che dallo sport ha tratto grande linfa. I meriti di quest’opera sono dunque anzitutto storici. Turrini ci riporta nell’Italia del secondo dopoguerra e l’“ambientazione”, tra fatti di cronaca e racconti privati, è piuttosto coinvolgente. L’autore ha interagito di persona con alcuni membri della famiglia Panini, raccogliendo testimonianze dirette molto preziose (così come le fotografie). E in fondo si parla anche di sport vero, giocato, perché i padri delle figurine sono a tutti gli effetti scesi in campo negli anni Sessanta, rilevando la squadra modenese di pallavolo. Che grazie al loro sostegno, raggiunse altissime vette di successo e contribuì a promuovere il volley in tutta Italia. Il libro spiega molto bene il tutto. In ultima analisi, comunque, non possiamo che consigliare la lettura a tutti gli amanti di album e stickers, a prescindere dalla preparazione di base. Perché è una storia che va conosciuta e perché le figurine non guardano in faccia nessuno. O meglio, guardano in faccia tutti!

Un esempio di come vengono prodotte le figurine Panini.

Perché leggere Panini. Storia di una famiglia e di tante figurine di Leo Turrini:

perché è un libro prezioso per conoscere la vera storia delle figurine; perché se siete appassionati di figurine avete il diritto (e il dovere) di sapere come sono nate.


Titolo: Panini. Storia di una famiglia e di tante figurine
Autore: Leo Turrini
Editore: Minerva
Anno: 2020
Pagine: 317

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