Chiacchierata con l’autore del libro su Platini e Boniek

Enzo D’Orsi non lo scopriamo di certo oggi con questa intervista sulla sua ultima fatica letteraria: lo abbiamo già intervistato sia in merito al suo libro sulla Juventus di Gigi Maifredi che per quanto riguarda la dolorosissima notte di Atene vissuta dalla squadra bianconera del Trap. Qui lo interpelliamo sul suo Michel et Zibi, scritto per Edizioni InContropiede e edito nel 2020.

Come è venuta l’idea di un libro del genere?
«Ci pensavo da tempo. Mi piacciono le storie che durano nel tempo, gli amori che resistono, le amicizie coltivate negli anni. Due campioni, due leader naturali che si sentono anche adesso, a quasi quarant’anni dalla loro avventura italiana, mi sembrano un buon punto di partenza per raccontare la loro vicenda torinese, in quella Juve».

Che tipo di lavoro hai dovuto svolgere per scrivere il libro? Quanto è stata importante la conoscenza diretta dei due campioni in questione?
«La conoscenza dei due protagonisti è stata una fortuna. La fortuna di essere stato presente in quel periodo. In più, vecchi taccuini, molti ritagli di giornali, e poi ricordi, interviste, memoria».

Enzo D’Orsi preferiva Platini o Boniek?
«Come calciatore, sicuramente Platini. Eleganza, grazia e un’idea fissa: arrivare in porta prima possibile. O mandava al tiro il compagno meglio piazzato oppure andava in prima persona a concludere. Come uomo, Boniek vale almeno quanto Platini. Una persona generosa, leale, dotata di grande senso pratico. Michel più selettivo, ma anche più ingenuo».

A tuo modo di vedere quanto sono stati importanti per la storia della Juve i due giocatori?
«Nella storia della Juve, tra gli stranieri – sottolineo, tra gli stranieri – Platini e Boniek, per classe, carisma e risultati, vanno collocati tra i primi cinque, forse sei del dopoguerra. Hanno vinto tutto, hanno portato la squadra a tre finali europee consecutive, hanno segnato un’epoca. Platini ha tentato invano di cambiare il modo di pensare della Juve di allora, che era di Boniperti e Trapattoni. In uno slogan: un mediano in meno, una mezz’ala in più. Voleva una squadra più corta, con la linea difensiva più alta. Con Trap aveva un buon rapporto personale. Una volta gli disse: “Mister, se giochiamo in 40 metri e non in 70, corriamo di meno e meglio”. Boniperti era di scuola italianista. Quando Boniek si trasferì alla Roma, per risistemare il centrocampo, chi andò a prendere? Manfredonia, cioè un mediano. Anzi, un ex stopper…».

Oggi è ancora possibile una storia di così grande amicizia extracampo tra due campioni come quella che hai raccontato?
«Difficile. Di solito, le amicizie tra stranieri durano al massimo nel periodo in cui giocano nello stesso club. Per esempio, Messi e Suarez nel Barcellona. Oggi, ogni campione è un’azienda che dà lavoro a molta gente. Ci sono giocatori che hanno l’autista personale, il cuoco, il preparatore atletico… Per Platini e Boniek, sarebbe stato impensabile».

Una partita per descrivere Platini e una per descrivere Boniek?
«Basta la stessa partita. Birmingham, 1983. Coppa dei Campioni, Aston Villa-Juve 1-2. La prima vittoria in Inghilterra. Sull’1-1 a pochi minuti dalla fine, Platini riceve la palla, non ha bisogno di controllarla, quasi con nonchalance, al volo, con un tocco di esterno del piede destro la indirizza verso Boniek, scattato al momento giusto per evitare il fuorigioco. Boniek si ritrova solo davanti al portiere, controlla e spedisce in rete. In quest’azione c’è tutta la visione del gioco e la classe di Platini, nonché l’intelligenza e la tecnica di Boniek. Nati per giocare insieme».

Chi secondo te dei due ha più giovato in campo dell’aiuto dell’altro?
«Impossibile da stabilire. Posso però dire che quando Boniek era assente – per infortunio, squalifica o scelta di Trapattoni – Platini perdeva qualcosa della sicurezza in sè stesso. Boniek gli trasmetteva energia positiva».

Il Trap, Maifredi e Platini e Boniek sono alcuni dei soggetti raccontati nei tuoi libri tutti “vissuti” dal dentro della tua quotidianità di cronista al seguito della squadra. Dovessi scegliere un soggetto fuori dal mondo Juve per un prossimo libro quale sceglieresti e perché?
«Credo che sia difficile scegliere un soggetto che non si conosce bene. E non tutti sono disposti a ricordare la loro storia, fatta anche di piccole cose. Tra i personaggi che avrei voluto conoscere meglio ci sono il mio idolo di gioventù, Bobby Charlton, e poi Johan Cruyff, il più grande giocatore europeo di sempre, un rivoluzionario che anche da allenatore ha saputo vincere tutto alla sua maniera, con la forza delle idee sull’asse Olanda-Catalogna».


Per leggere la recensione di Michel et Zibi. Gli amici geniali di Enzo D’Orsi, clicca qui.


Titolo: Michel et Zibi. Gli amici geniali
Autore: Enzo D’Orsi
Anno: 2020
Editore: Edizioni InContropiede
Pagine: 211

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