La gioia fa parecchio rumore – Sandro Bonvissuto

Un romanzo che canta la Roma e un amore assoluto

di Andrea Rossetti

Se Febbre a 90 di Nick Hornby (per la recensione, clicca qui) è unanimemente riconosciuto come uno dei migliori romanzi calcistici che siano mai stati scritti, La gioia fa parecchio rumore di Sandro Bonvissuto (Einaudi, 2020, pp. 200) ne rappresenta l’apoteosi. Perché se nel libro del noto autore e sceneggiatore inglese la chiave narrativa scelta per miscelare calcio e vita segue un’ottica parallela dei due mondi, quasi fossero due binari che procedono vicini, nel romanzo di Bonvissuto c’è invece perpendicolarità. Si entra e si esce costantemente dalle acque dell’amore, della passione, si toccano profondità intime, ci si immerge. Il calcio è trama, chiave di lettura, filosofia, sentimento, vita.

Tra filosofia e romanzo di formazione. Anzi, parlare di calcio in termini generici è errato. Si parla della Roma, e basta. Ma l’esclusività si ferma qui, perché La gioia fa parecchio rumore è inclusivo in tutto, a partire dal pubblico a cui si rivolge, che è ovviamente fatto di tifosi e appassionati, ma anche di eterni innamorati. Non importa di chi o di che cosa: l’amore per una squadra è quel sentimento in purezza, scevro delle sovrastrutture “umane” costruite e imposte dalla società, e per questo comprensibile a tutti. Questo libro è un po’ filosofia, molto romanzo di formazione. È il cammino di vita del protagonista, che è anche un cammino di tifo. Suo e «de noantri», loro, la grande famiglia di chi ama la Roma. Perché «il calcio è l’unica cosa al mondo che è più bella quando la fanno gli altri, quelli con quella maglia però. Che comunque ce l’hanno solo in prestito, perché la maglia della Roma è la mia».

Un libro scritto benissimo. La gioia fa parecchio rumore è scritto benissimo. Bonvissuto, cameriere in un’osteria romana (ma con laurea in Filosofia) di giorno e scrittore di notte, ha una penna leggera e profonda allo stesso tempo e ne è valsa la pena attendere ben otto anni per il suo ritorno in libreria dopo Dentro (Einaudi, 2012). È un libro fatto di pennellate apparentemente casuali che regalano un’opera finale di rara bellezza. Per dire: in tutto il romanzo, nessun personaggio viene indicato con il proprio nome. Solo uno, Barabba, che funge da punto di equilibrio e inatteso Cicerone, maestro inaspettato di vita e di passione. Neppure colui che s’è preso la copertina (pulita ed elegante come solo Einaudi sa fare), il brasiliano che fece impazzire la Roma giallorossa, ha un nome, ma solo sentimenti. E un numero, il 5, che dice tutto. È questa la chiave del successo del libro: è di tutti e non è di nessuno, come ogni tipo di emozione.

La Roma e Roma. E poi, oltre alla Roma, c’è Roma. Che in La gioia fa parecchio rumore pare rimasta ferma a una cartolina spedita negli Anni Settanta attorno a cui, però, tutto si è mosso e si è continuato a muovere. Bella, eterna, priva delle vergogne odierne, immersa in uno stato di perenne emozionalità. Bonvissuto non la racconta, lascia che sia sempre lì, semplicemente. E non serve molto altro.

Perché leggere La gioia fa parecchio rumore: perché è un libro fatto di bellezza e purezza. Perché racconta il tifo, l’amore e la vita.

Titolo: La gioia fa parecchio rumore
Autore: Sandro Bonvissuto
Editore: Einaudi
Anno: 2020
Pagine: 200